Storia delle opere di regimazione del fiume

I primi  interventi di regimazione del fiume Piave sono risalenti già al 1215, anno in cui negli statuti trevigiani è presente un ordinanza con cui si obbligano i Rettori del Comune a provvedere alla regimazione del fiume. Si legge infatti l’esecuzione dei lavori necessari ad providendum de laborerio Plavis et facto in conzo tenendo; inoltre nell’ordinanza sono indicati i luoghi dove il fiume poteva rompere gli argini per gettarsi sopra Treviso e quindi dove andavano fatti gli interventi di consolidamneto degli argini e di sistemazione delle rive.( dal Saxum de Nervisia usque super Ciglanum-spresiano- et ultra si erit necesse per supra ripa fluminis). Le opere, realizzate dalla repubblica di Venezia, sono stati di tipo idrulico per il tratto inferiore a valle di San Donà, mentre le arginature e le opere di derivazione hanno caratterizzato la parte alta del fiume. Tutti gli interventi vennero eseguiti per la tutela della laguna; solo in un secondo momento quando gli interessi amministrativi ed economici dei veneziani si spostarono sulla terraferma diventò importante anche la gestione del territorio. Per quanto riguarda il tratto oggetto di studio, vengono realizzate lunghe mura di contenimento dell’alveo del Piave a difesa degli argini a partire dal 1688. In età medievale il fiume Piave arrivò a minacciare Treviso e l’alta pianura trevigiana. Durante il regno italico, periodo in cui il Veneto passa dal dominio della repubblica di Venezia al Lombardo-veneto, l’influenza francese si fa sentire per quanto riguarda l’efficienza della rete idraulica e della viabilità terrestre(non analizzata in questa sede).

2

 

La questione maggiormente trattata è la manutenzione delle arginature , particolarmente cruciale poco a valle delle ampie grave di Maserada e Cimadolmo, le grave di Candelù, dove il letto del Piave si restringe accentuando così il problema del contenimento delle acque di piena.
Nella cartografia del von Zach* appare evidente il punto critico nei pressi di Saletto, dove il fiume
scorre a ridosso dell’arginatura. A tal riguardo l’ing.Urbano Cariolati riferisce di un suo sopralluogo
confermando la gravità dell’erosione:
<<…l’alveo principale della Piave, superiormente al passo di Saletto, investe col suo vivo corso quasi di
fronte l’argine sopradetto, che pel tratto di 50 Metri è per intero mancante della scarpa al fiume[…]Le
operazioni da farsi in Piave per fermare la rapidacorrosione, io credo di dover suggerire tre Pennelli, o speroni […] e di più un rinforzo dì Argine dietro a detto lavoro in Acqua>>
E proprio della manutenzione di queste arginature dovette occuparsi il Cariolati, costruendo opere di
notevole importanza definiti “murazzi”. Purtroppo i lavori eseguiti effettuati lungo il medio corso del
Piave si rivelarono inutili in quanto, per sua natura, in questo tratto il fiume ha un letto mutevole dato
dal regime ancora torrentizio. Infatti in una mappa disegnata dall’ingegnere il 4 febbraio del 1821
raffigurante il tratto tra Candelù e Saletto si nota <<…l’andamento di un tratto secondario pel quale
negli anni decorsi scorreva l’acqua, per cui fu progettato nel 1820 il sottomercato ritiro[…] oggidì
reso inutile in forza dei cangiamenti posteriormente avvenuti>>.
Nel 1882 si registra una delle ondate di piena più forti della storia del fiume Piave.
Questo portò alla stesura di numerosi progetti per una pronta riparazione e miglioramento delle opere lungo il medio e basso corso del Piave da parte del Corpo Reale del Genio Civile.
Nel 1917 il fiume Piave entra nella storia italiana come fiume Sacro alla Patria. Infatti sulle sponde si attestavano la linea italiana(sponda destra) e la linea dell’impero austroungarico(sponda sinistra). Le arginature in seguito ai fatti bellici subirono ingenti danni, che però con la collaborazione tra Magistrato delle acque, Genio Militare e popolazione locale già nel 1924 potevano ritenersi ripristinate. Le operazioni di bonifica del fiume vengono scandite dalle piene, ad ogni piena di rilevante importanza seguono provvedimenti di intervento. Infatti dopo la piena del 1926 furono adottate tecniche perfezionate per il contenimento delle dinamiche erosive in tutto il bacino, con l’apertura di un laboratorio di studio di prove idrauliche a Padova nel 1933.
In questo caso la scelta tecnica che venne adottata fu quella di contenere l’azione erosiva del fiume tramite la ostruzione di manufatti di sasso e cemento,definiti come “repellenti a martello”.La funzione dei martelli era duplice; incanalare l’acqua di piena nella direzione voluta e favorire la sedimentazione dei materiali trascinati sul fondo dalla corrente con il conseguente rinascimento degli ambiti golenali più esposti. Gli ultimi interventi di ricostruzione e sistemazione eseguiti risalgono al 1966, anno in cui il Piave ebbe l’ultima grande piena.

Un pensiero su “Storia delle opere di regimazione del fiume”

  1. quello che state facendo e indescrivibile. il ricordo va conservato in modo che la gente i giovani specialmente capiscono che hanno dato la vita x la terra

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *