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La chiesa di Saletto di Piave

….I salettani sotto lo sguardo dell’immacolata che dalla sua ferita effige ritta sulle macerie dell’antico tempio sorrise nel 1917 ai loro padri…

in questo passo tratto dalla targa presente all’interno della chiesa di Santa Maria Immacolata di Saletto si cela una delle storie più belle di questo paese. Nel 1917, in seguito ai bombardamenti che coprivano l’avanzata dell’esercito austro-ungarico, la chiesa di Saletto viene completamente rasa al suolo insieme alla sua torre campanaria. L’unica cosa a rimanere miracolosamente eretta tra le macerie è la statua della Madonna con in braccio il bambin Gesù.
Saletto chiesa solo macerie 72dpiLa statua, ferita e segnata dal crollo, viene vista in quell’anno nero come una luce di speranza e di fede, e portata al sicuro da un gruppo di  bersaglieri che la nascosero in una  casa di Saletto per un po di tempo, per poi trasferirla nelle retrovie.
Tutt’oggi i segni di quell’episodio sono visibili nell’effige presente sul suo  altare all’interno della chiesa. Infatti  sotto il vestitino del bambin Gesù vi è ancora presente un foro di proiettile, mentre sono visibili i segni della ricostruzione del braccio sinistro della Madonna.

Medaglie a Saletto di Piave

Saletto di Piave, viene citato più volte nelle motivazioni di medaglie al valore consegnate. Di seguito vengono riportati i nomi e le motivazioni.
Medaglia d’oro
-Capitano di fanteria GIOVANNI EMILIO BOCCHIERI, comandante della 1394° compagnia mitragliatrici e che si era già meritata una medaglia d’argento a Fagarè nel corso della prima resistenza del precedente novembre. Nato a Ragusa Inferiore (Siracusa) nel 1894 e diplomato ragioniere, Bocchieri aveva frequentato la Scuola militare di Modena dalla quale era uscito sottotenente pochi giorni prima della dichiarazione di guerra; la medaglia d’oro conferitagli alla memoria (Breda di Piave, 15-18 giugno 1918), lo ricorda «Comandante di una compagnia mitragliatrici, dopo una tenace resistenza fatta con la propria compagnia, ricevuto l’ordine di spostarsi in una località ove il nemico aveva rotto la nostra linea, vi trascinava i suoi mitraglieri, e, presa posizione colle armi, respingeva l’avversario. Attaccato novellamente da forze superiori ed accerchiato perchè nostri reparti laterali avevano ceduto, per un giorno intero, fulgido esempio di tenacia, resisteva strenuamente infiammando con atti di valore ed eroismo i suoi uomini. Serrato da presso, presa personalmente una mitragliatrice e postala allo scoperto sull’argine, mitragliava a bruciapelo il nemico e lo ricacciava, finché, colpito al petto, cadde gloriosamente sull’arma».
-Capitano COSTANTINO CROSA del 201° reggimento di Fanteria (brigata «Sesia»), nato a Biella nel 1889 e che aveva già combattuto nel Trentino, sull’Isonzo, sull’altipiano di Asiago, sul Carso e nella zona di Gorizia.
Unitamente al 202° reggimento, il 201° – col capitano Crosa – si trovò impegnato fin dal momento dell’attacco dell’avversario che, guadagnato l’isolotto Vittoria, faticò assai a porre piede sulla destra del Piave; medaglia d’oro al valore militare così motivata: «Sotto il violento bombardamento nemico con slancio mirabile, recavasi ad occupare un caposaldo dì eccezionale importanza, col compito di difenderlo fino all’estremo. Ed il compito assolveva in modo impareggiabie, mantenendosi incrollabile per quattro giorni di accaniti combattimenti, e respingendo sempre il nemico soverchiante. Rimasto con pochi uomini e attaccato da ogni parte, trovava ancora tanta energia da ingaggiare un’impari lotta con bombe a mano coll’avversano irrompente e lo fiaccava definitivamente, ma consacrava la vittoria col cosciente sacrificio della propria vita. Fulgido esempio di eroismo, spirò dichiarandosi contento di avere, ancora una volta, reso fatto compiuto il motto: Di qui non si passa! Molino Vecchio (Piave), 15-18 giugno 1918».
Costantino Crosa — la cui salma venne seppellita nel mistico cimitero di Oropa sotto un monumentino erettogli dagli amici e dai cittadini, e alla cui memoria la città natale intitolò una via — era stato proposto per la promozione a maggiore per merito di guerra ma la pratica venne interrotta dalla sua eroica morte sul campo dell’onore.

– Maggiore CESARE POGGI del 272° Fanteria che tra il 17 e il 18 giugno si meritò la medaglia d’oro riuscendo a sopravvivere alle molteplici ferite ricevute.
Nato a Torno — in provincia di Como, nel 1883 — Poggi era un ammirato veterano che seppe meritare la promozione a capitano per merito di guerra nel maggio del 1916 ottenendo anche due medaglie d’argento al valor militare (Altipiano della Bainsizza, agosto 1917 e sul Monte Carnizza — Natisone — nell’ottobre dello stesso anno); era stato proposto per la promozione a maggiore per merito di guerra, ma l’ebbe invece «per meriti eccezionali» col trasferimento al 272° reggimento Fanteria del cui 2° battaglione aveva assunto il comando.
Per la situazione che si era creata alla Battaglia del Solstizio, il reparto del magg. Poggi (con tutto il suo 272° e il 271° facenti parte della brigata «Potenza») venne inviato a sostegno della «Cosenza» e della «Sesia» della cui attività e dedizione abbiamo più sopra accennato; la lotta iniziò furibonda a Casa Pasqualin ridotta a un mucchio di rovine adattate a fortilizio, e la medaglia d’oro, concessa al magg. Poggi con motu proprio del re, ricorda quel glorioso avvenimento svoltosi in terra trevigiana: «Comandante di un battaglione da lui mirabilmente preparato, occupava e teneva per tre giorni un caposaldo, resistendo, sebbene isolato quasi completamente, ad attacchi in forze del nemico, e contrattaccando a sua volta. Ferito in due parti del corpo manteneva il comando e dopo fierissima resistenza, esaurite le munizioni, ripiegava in ordine su posizioni poco arretrate. Quivi, ferito nuovamente due volte, era ancora l’anima della resistenza. Esausto per la perdita di sangue si decideva a lasciare il comando solo per la insistenza dei suoi e per la fiducia che poteva avere nel suo successore».
Rimarginate le ferite e conclusasi la guerra, il magg. Poggi si congedò e — decorato pure della croix de guerre francese — si dedicò agli emigranti quale ispettore del commissariato di emigrazione di Genova.
Quel 18 giugno, nel pomeriggio, gli austriaci sferrarono un nuovo irruento attacco che si estese con crescente violenza in tutto il settore di Fagaré; ad integrare la resistenza dei fanti era giunto il 4° reggimento bersaglieri del quale faceva parte l’aiutante di battaglia GIUSEPPE PAGGI che, nato a Sala Vercellese — secondo altri biografi, a Cascine Strà — (Novara) nel 1890, si era già meritato una medaglia di bronzo a Monfalcone nell’agosto 1916 (riportando una grave ferita), una medaglia d’argento nel settembre 1917 a Nova Vas, ed altra medaglia di bronzo a Flondar nel maggio 1917; nel novembre di quest’ultimo anno aveva pure conseguito la promozione ad aiutante di battaglia per meriti di guerra per altra eroica azione nella zona di Paludea.
Il 18 giugno ricorreva l’anniversario della costituzione del Corpo dei bersaglieri (fondato da La Marmora nel 1836) e l’eroico fante piumato Giuseppe Paggi cadde proprio in quel giorno «Ardito fra gli arditi, temprato dal pericolo più volte impavidamente affrontato, volontario nelle imprese più rischiose, trasfondeva coll’eroico suo contegno forza e vigore nei dipendenti. Con pochi uomini valorosamente affrontava il nemico asserragliato in una casa e faceva ben quaranta prigionieri. Ferito, rinunciava ad ogni cura, animato dal solo pensiero di rimanere coi suoi bersaglieri. Visto che l’avversario aggirava una nostra mitragliatrice, lo contrattaccava col proprio plotone, e dopo un furioso corpo a corpo salvava l’arma. Mentre poi la postava per aprire di nuovo il fuoco, cadde colpito a morte da una pallottola nemica: fulgido esempio di elette virtù militari. Saletto di Piave- Ca’ del Bosco (Piave), 18 giugno 1918».
L’eroica Medaglia d’oro di Ca’ del Bosco (località a breve distanza da San Bartolomeo, a nord di Fagarè) era pure decorato della medaglia d’oro serba.

Medaglia d’argento
-Alla Bandiera del 272° Reggimento Fanteria:“In numerosi giorni d’impari, cruenta, violentissima lotta, intessuta d’eroismi e di sacrifici, infranse a Cà Pasqualini, a Saletto e a molino Nuovo, il formidabile urto del soverchiante nemico, dando splendide prove di tenace valore e di intrepido slancio (Piave, 15 – 22 giungo 1918)”.
-Edoardo Olivero, della 917 squadriglia aeroplani “Baracca”:
“Valoroso pilota, con ricognizioni a grande distanza su centri di movimento e campi di aviazione nemica, rese segnalati servizi. In numerosi combattimenti aerei, insieme con altri piloti, si batté con valore ed abilità, sempre secondo ragione, degli avversari, per quanto numerosi essi fossero. Il 30 novembre 1917 nel cielo di Rivasecca ed il 15 giugno 1918 in quello di Saletto di Piave, coadiuvava mirabilmente un compagno nell’abbattimento di due velivoli nemici precipitandoli in fiamme. Scortò con perizia e valore numerosi nuclei di bombardamenti liberandoli, anche in difficili condizioni, da risoluti attacchi anniversari. Nelle azioni offensive del giugno –ottobre – novembre 1918 si prodigò senza posa nei mitragliamenti sul nemico desistendo neppure quando il fuoco avversario gli ebbe gravemente danneggiato l’apparecchio.
Cielo di Rivasecca e del Piave 30 novembre 1917
giugno – ottobre – novembre 1918”

LA GRANDE GUERRA a Saletto

Forze in campo:

Brigata Sesia III/202                                 64° divisione austriaca
Brigata Potenza 271                                70° divisione austriaca
8° Reggimento Bersaglieri                    71-72° reggimento austriaco
4 Batteria Bersaglieri ciclisti 3° compagnia
1726 Compagnia mitragliatrici
2078 Compagnia mitragliatrici
3° Genio radio-telegrafisti

Azioni

Dopo la ritirata seguita alla disfatta di Caporetto lo smarrimento e la confusione crescevano, e i tragici effetti delle artiglierie e delle granate palesavano la gravità dell’ora. Il ponte di Fagarè fu fatto saltare il 9 novembre 1917: la guerra era alle porte e fu imposto l’abbandono delle case e di ogni avere. La sera stessa venne impartito l’ordine di sgombero: le genti di Saletto, di San Bortolo, le famiglie più esposte furono, analogamente a quelle di altre località rivierasche, costrette a sfollare. Molti arretrarono nell’hinterland trevigiano, ma non mancarono partenze verso le province più lontane, Sicilia compresa.
med8 I giorni più importanti per il paese di Saletto nell’ambito della Grande Guerra furono il 15-16-17-18 Giugno 1918. Il 15 giugno, inizia l’offensiva imperiale; la Brigata Sesia è schierata dal Fortino triangolare (sull’Argine regio) a C. Broli. Sferratosi l’attacco, mentre il III/202° impedisce al nemico, giunto a sorpresa sull’isola Vittoria, di porre piede sulla sponda destra del Piave, il I/201° accorre da Molino Novo al caposaldo di C. Pasqualin per rioccuparlo, portare la difesa sull’Argine regio e di là spingersi, lungo lo stesso, fino a Fagarè e Bocca Callalta, ove dovrà collegarsi colla brigata Cosenza. L’8° compagnia del 202°, accorsa in difesa di Saletto che il nemico, passato tra le isole Como e Pisa, minaccia di occupare, lo arresta, gli infligge gravi perdite e gli prende 400 prigionieri e due mitragliatrici. Tutti i reparti della brigata, compreso il battaglione complementare, chiamato in linea, si battono con ammirevole slancio per respingere l’invasore a costo di gravi sacrifici di sangue. L’Argine regio è più volte preso e perduto; Molino della Sega, C, Pasqualin, C. Pastori, sono i perni della difesa intorno ai quali la lotta maggiormente infuria. Angelo Presciutti riporta nel suo diario gli avvenimenti da lui vissuti il 15 giugno 1918. Combatte nella brigata SESIA, e durante l’offensiva Austriaca la brigata riceve un ordine perentorio, terribile: bisogna sacrificarsi fino all’ultimo uomo per arginare l’offensiva nemica. Angelo combatte con coraggio, viene ferito ma rimane al suo posto, sotto  una grandine di fuoco e piombo. Il suo racconto è drammatico:

Non si capiva più niente, morti da tutte le parti, un rumore assordante.
L’ordine era chiaro: non abbandonare la posizione, dovevamo morire sul posto per arrestare il più possibile l’avanzata nemica.  Vedo  avanzare  verso  la  nostra  postazione  centinaia  di austriaci,  mi  giro  per  incitare  i miei compagni ma ero rimasto solo. La ferita non mi fa capire niente, il dolore è lancinante: mi prendono prigioniero
”.

Il 17 giugno alle ore 9 del mattino Saletto è conquistato dagli austriaci. Per ore gli scontri sono intensissimi, le sorti della battaglia più che mai incerta. Grazie all’azione di reparti di bersaglieri che compiono un efficace azione di accerchiamento verso sera sia Saletto che Candelù tornano nuovamente in mano italiana. Più a sud dello schieramento difensivo i reggimenti 71° e 72° austriaci avanzano fino a Fagarè. Nei giorni 16 e 17 la resistenza della brigata Sesia è pari al compito ricevuto, sacrificarsi sul posto ma non cedere, e le perdite subite sono un indice efficace del sacrificio: 119 ufficiali e 3331 militari di truppa, compreso un rilevante numero di dispersi. Nuovi tentativi di sfondamento sono effettuati a Maserada e Candelù dai reparti della 14° divisione austro-ungarica subendo gravi perdite. Il med1Comando italiano comanda nuovi contrattacchi e impone strenua resistenza ai propri reparti nei punti critici. Saletto come altri paesi rivieraschi sono ridotti in macerie. Sui ruderi delle abitazioni i fanti scrivono: “ Non passeranno”. Fino al 21 giugno gli scontri tra gli due schieramenti sono continui, i prigionieri austriaci e ungheresi riferiscono di una situazione militare critica. La notte del 21 giugno la 64 divisione ungherese e la 70 divisione austriaca attaccano nuovamente a Candelù e Saletto ma ne sono respinti subendo gravi perdite.
Alle 19 del 21 giugno 1918 il generale Boroevic fa riportare la linea austro-ungarica sulla sponda sinistra del Piave. Nel bollettino del 24 giugno 1918, n. 1126 si legge “…dal Montello al mare il nemico ripassa in disordine il Piave..” . E’ la fine dell’operazione Radetsky, la grande offensiva austro-ungarica nel settore del Piave si conclude.

Il bilancio di questa operazione mostra la violenza degli scontri e l’enormità delle perdite:
-8°e 3 °armata italiana: 4014 soldati morti, 62000 feriti o dispersi;
-6°armata austro-ungarica e 5° armata dell’isonzo: 5951 soldati morti, 66000 feriti o dispersi;